La Scuola Campana di Neuropsicologia (SCNp), per l’attuazione del progetto Mind Management Training (MMT) cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile – Avviso pubblico "Giovani per il sociale"

seleziona

le seguenti figure professionali, con i seguenti requisiti: a) residenza nella regione Campania b) età inferiore a 35 anni alla data del 31/01/2013 (per gli psicologi richiesta iscrizione all’Albo degli psicologi della Campania):

- N°15 PSICOLOGI (COD.: PSY). Sarà oggetto di valutazione positiva la pregressa esperienza e/o formazione specifica in ambito neuropsicologico (non sarà valutato il tirocinio obbligatorio ai fini dell’iscrizione all’Albo degli psicologi) e/o esperienza lavorativa in ambito neuropsicologico, eventuali pubblicazioni su riviste peer-reviewed su temi neuropsicologici, pregresse esperienze con la SCNp (sia formazione che collaborazioni scientifiche e/o professionali). La partecipazione alla prima annualità del progetto (previa valutazione positiva del Tutor e del Supervisore) sarà considerata requisito preferenziale (per coloro che hanno già dichiarato la disponibilità alla partecipazione per il secondo anno NON è necessario RISPONDERE a questo avviso).

- N° 3 MUSICOTERAPEUTI (COD.: MUS). La partecipazione alla prima annualità del progetto (previa valutazione positiva del Tutor e del Supervisore) sarà considerata requisito preferenziale (per coloro che hanno già dichiarato la disponibilità alla partecipazione per il secondo anno NON è necessario RISPONDERE a questo avviso).

- N° 5 OPERATORI: 1) Esperto in elaborazione statistica dei dati (COD.: STAT); 2) Esperto in videomaking e fotografia (COD.: VIDEO) 3) Esperto in grafica (COD.: GRAF) 4) Web content manager (COD.: WEB) 5) Esperto in science writing (COD.: WRI).

Il progetto, la cui presentazione è stata assistita nelle varie fasi dallo sportello progettazione METIS presso l’Ordine degli psicologi della Campania (consulente Dr. Francesco Treglia), verrà attuato (seconda annualità) dalla SCNp in scuole medie superiori di Napoli e si pone come obiettivo la riduzione del rischio di insuccesso scolastico e dei comportamenti antisociali in giovani adolescenti provenienti da famiglie e contesti sociali svantaggiati mediante specifici training individuali e di gruppo rivolti al potenziamento delle funzioni esecutive (controllo inibitorio, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva, attenzione, pianificazione e soluzione di problemi).

Le attività di laboratorio da svolgere consisteranno in training abilitativi sia individuali (anche con l’ausilio di strumenti informatici) che in gruppo (comprendenti attività artistiche). Le attività indicate (relative alla Macrofase 4: laboratori) avranno una durata di circa 12 settimane tra febbraio 2017 e maggio 2017. Le attività relative alla Macrofase 2 (diffusione) inizieranno a febraio e continueranno fino alla conclusione del progetto. Gli incarichi sono retribuiti con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli operatori dela Macrofase 4 selezionati svolgeranno un breve corso di formazione (non è dovuta quota di iscrizione) e supervisione in itinere (gratuita) tenuti da un docente della Scuola. Tutti i materiali impiegati verranno forniti dalla Scuola.

Per sopravvenute esigenze di armonizzazione con le attività delle scuole coinvolte, il termine per la candidatura è fissato improrogabilmente alle ore 12 di venerdi 20 gennaio 2017. Gli interessati devono contattare la SCNp ESCLUSIVAMENTE inviando una mail con allegato curriculum all’indirizzo: bandommt@mail.com indicando nell'oggetto della mail ESCLUSIVAMENTE il codice relativo alla figura professionale per cui ci si propone (un solo codice per candidato, eventuali mail con più codici o mail ripetute dello steso candidato verranno cestinate). Soltanto gli operatori selezionati per il colloquio di valutazione verranno contattati ai loro recapiti telefonici (entro il 24 gennaio). I curriculum non verranno restituiti.

Gli allievi di tutte le edizioni del Master biennale in “Neuropsicologia clinica, riabilitativa e forense dell’adulto e del bambino” organizzate dalla SCNp (curriculum già disponibile) possono telefonare al numero 393 0734759

AVVISO DI SELEZIONE DI N° 11 PSICOLOGI E N° 3 MUSICOTERAPISTI

per l’attuazione del progetto Mind Management Training (MMT) cofinanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile – Avviso pubblico "Giovani per il sociale"

 

La Scuola Campana di Neuropsicologia clinica, riabilitativa e forense (SCNp), beneficiaria di co-finanziamento da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile – Avviso pubblico "Giovani per il sociale" (convenzione stipulata in data 30/09/15) per la realizzazione del progetto "Mind Management Training (MMT): riduzione del rischio di insuccesso scolastico e di comportameti antisociali in giovani adolescenti mediante il potenziamento delle abilità di controllo inibitorio, flessibilità cognitiva, pianificazione e problem solving (funzioni esecutive)",

seleziona

le seguenti figure professionali, con i requisiti di risiedere nella regione Campania e di avere un’età inferiore a 35 anni alla data del 31/01/2013 (per gli psicologi richiesta iscrizione all’Albo degli psicologi della Campania):

N° 3 psicologi per attività di laboratorio individuale (training funzioni esecutive) (Cod. 01);

N° 3 psicologi per attività di laboratorio individuale e di gruppo (training funzioni esecutive) (Cod. 02);

N° 3 psicologi per l’esecuzione delle valutazioni test-retest (batteria test neuropsicologici) (Cod. 03)

N° 1 psicologo per attività di gestione e coordinamento degli operatori nelle scuole (Cod. 04)

N° 1 psicologo per attività di conduzione di gruppi di genitori (parent training) e di insegnanti – per tale figura non è previsto limite di età (Cod. 05)

N° 3 musicoterapisti per attività di laboratorio di gruppo (Cod. 06);

 

Il progetto, la cui presentazione è stata assistita nelle varie fasi dallo sportello progettazione METIS presso l’Ordine degli psicologi della Campania (consulente Dr. Francesco Treglia), verrà attuato dalla SCNp in scuole medie superiori di Napoli e si pone come obiettivo la riduzione del rischio di insuccesso scolastico e dei comportamenti antisociali in giovani adolescenti provenienti da famiglie e contesti sociali svantaggiati mediante specifici training individuali e di gruppo rivolti al potenziamento delle funzioni esecutive (controllo inibitorio, memoria di lavoro, flessibilità cognitiva, attenzione, pianificazione e soluzione di problemi).

Le attività di laboratorio da svolgere consisteranno in training abilitativi sia individuali (anche con l’ausilio di strumenti informatici) che in gruppo (comprendenti attività artistiche). Le attività indicate avranno una durata di circa 12 settimane tra febbraio e maggio 2016. Gli incarichi sono rinnovabili per un ulteriore periodo nel prossimo anno scolastico (2016-2017) e sono retribuiti con il finanziamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Gli operatori selezionati svolgeranno un breve corso di formazione (non è dovuta quota di iscrizione) e supervisione in itinere (gratuita) tenuti da un docente della Scuola. Tutti i materiali impiegati verranno forniti dalla Scuola. Per tutti i profili di psicologo sarà oggetto di valutazione positiva la pregressa esperienza e/o formazione specifica in ambito neuropsicologico (non sarà valutato il tirocinio obbligatorio ai fini dell’iscrizione all’Albo degli psicologi).

Gli interessati devono contattare la SCNp ESCLUSIVAMENTE inviando una mail con allegato curriculum e recapito telefonico all’indirizzo: amministrazione@scnp.it indicando in oggetto il codice della posizione per cui ci si candida (anche più di una). Gli allievi di tutte le edizioni del Master biennale in “Neuropsicologia clinica, riabilitativa e forense dell’adulto e del bambino” organizzate dalla SCNp (curriculum già disponibile) possono telefonare al numero 393 0734759. Per sopravvenute esigenze di armonizzazione con le attività delle scuole coinvolte, il termine per la candidatura è fissato improrogabilmente alle ore 12 dell’11 febbraio 2016. Soltanto gli operatori selezionati per il colloquio di valutazione verranno contattati ai loro recapiti telefonici (entro il 15 febbraio). I curriculum non verranno restituiti.

A breve selezione di altri operatori.

NUOVA EDIZIONE (III) CORSO DSA della SCNp – 32 ore

Per logopedisti, pedagogisti, educatori e insegnanti (e studenti delle rispettive discipline)

 

PROGRAMMA DEFINITIVO:

I LEZIONE – La Dislessia e i test da applicare: Prove di Lettura MT-2 per la Scuola Primaria e per la Scuola Secondaria di I Grado; Batteria per la Valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva; Prova di velocità di lettura di brani per la Scuola Media Superiore e Prova di lettura di parole e non parole (IRCCS Fondazione Santa Lucia); Digit Span; Test di Corsi; Competenze metafonologiche (Test CMF) – Esercitazioni sulla somministrazione e correzione delle prove e sull'inquadramento diagnostico

II LEZIONE – La Disortografia, la Disgrafia e i test da applicare: BVSCO-2 (Batteria per la Valutazione della Scrittura e della Competenza Ortografica-2); Test CEO (Classificazione degli errori ortografici); Dettato di brano (tratto da BVN 5-11 e BVN 12-18). – La Discalculia e i test da applicare: Test AC-MT 6-11 e Test AC-MT 11-14 (Test di valutazione delle abilità di calcolo e soluzione di problemi) – Esercitazioni sulla somministrazione e correzione delle prove e sull'inquadramento diagnostico

III LEZIONE – Il Disturbo specifico dell'Apprendimento Non-Verbale: inquadramento diagnostico, test da applicare e casi clinici – La riabilitazione dei DSA: confronto tra diversi modelli di trattamento e livelli di efficacia secondo le indicazioni della ricerca – Le implicazioni della legge 170/2010 sui DSA: Strumenti compensativi e dispensativi, quali software utilizzare in funzione del caso – La stesura del Piano Didattico Personalizzato (con simulazione su casi clinici)

IV LEZIONE – La riabilitazione dei DSA: approfondimento sui diversi modelli e protocolli di trattamento – Esemplificazioni nell'ambito di casi clinici – Problemi comportamentali secondari e associati nei DSA – Dinamiche relazionali ed educative nel gruppo-classe e nello svolgimento delle attività apprenditive

COSTO: 390 euro (non è dovuta iva) per le iscrizioni pervenute entro il 10 novembre 2015 (riduzione 50 euro); dopo il 10 novembre: 440 euro (non è dovuta iva).

DESTINATARI: logopedisti, pedagogisti, educatori e insegnanti (e studenti delle relative discipline)

DATE (naturalmente le date potrebbero subire variazioni per eventuali imprevedibili indisponibilità del docente):

12/12/2015

16/01/2016

13/02/2016

12/03/2016

Per ogni incontro 8 ore di lezione più le pause.

DOCENTI: Katia Celentano, Barbara Coppola (Psicologhe),  Rosanna Coseglia, Carmelina De Simone, Luciana Ferrara (logopediste)

 

SEDE: Hotel De La Ville – Avellino

La città di Avellino (349 m.s.l.s) è situata al centro della Campania ed è facilmente raggiungibile da tutti i capoluoghi della Campania: Napoli (km. 51, 40 minuti), Salerno (km. 34, 20 minuti), Caserta (60 km, 45 minuti), Benevento (km.40, 30 minuti).

L’irpinia, inoltre, confina con la Puglia e la Basilicata ed è facilmente raggiungibile da Foggia (km. 115, 70 minuti), Potenza (130 km 90 minuti),.Bari (km. 210, 120 minuti).

Per chi utilizza i mezzi pubblici, Avellino è servita da numerose corse di autobus. In particolare, da Napoli è possibile utilizzare le autolinee AIR con partenza dalla Stazione Centrale ed altre fermate sul percorso con corse molto frequenti (ogni 20 minuti il sabato) e con fermata ad Avellino nei pressi della sede del corso. Ecco il sito http://ro.autobus.it/ro/asp/ricercaorari.asp?user=air

L’Hotel de la Ville è al centro della città, vicino alle fermate degli autobus da Napoli ed a 5 minuti dal casello Av ovest e 10 dall’uscita della superstrada da Salerno. Ecco il link al sito: http://www.hoteldelavilleavellino.it/

Ampio parcheggio gratuito.

 

ISCRIZIONI:

Inviare una mail all’indirizzo: info@scnp.it indicando nome, cognome, luogo e data di nascita, qualifica, recapito telefonico (obbligatorio), con oggetto “iscrizione dsa3riab”, richiedendo nel testo della mail l’iscrizione al corso e perfezionando l’iscrizione eseguendo b onifico di 390 euro (se entro il 10 novembre) all’iban IT42 J010 1040 0911 0000 0001 368 con causale "corso DSA3riab nome cognome”.

Il corso è a numero chiuso e verranno accettate le iscrizioni in ordine del ricevimento del bonifico (o della ricevuta del versamento via mail, per chi provvederà a spedirla). A coloro che risulteranno eccedenti rispetto il numero di posti disponibili (o in caso di annullamento del corso da parte della scuola) l’importo versato verrà subito restituito.

Per qualsiasi info:

 

mail: info@scnp.it

cellulare: 393 0734759

NUOVA EDIZIONE (III) CORSO DSA della SCNp – 32 ore

Psicologi e studenti in psicologia

 

PROGRAMMA DEFINITIVO:

I LEZIONE – La Dislessia e i test da applicare: Prove di Lettura MT-2 per la Scuola Primaria e per la Scuola Secondaria di I Grado; Batteria per la Valutazione della Dislessia e della Disortografia Evolutiva; Prova di velocità di lettura di brani per la Scuola Media Superiore e Prova di lettura di parole e non parole (IRCCS Fondazione Santa Lucia); Digit Span; Test di Corsi; Competenze metafonologiche (Test CMF) – Esercitazioni sulla somministrazione e correzione delle prove e sull'inquadramento diagnostico

II LEZIONE – La Disortografia, la Disgrafia e i test da applicare: BVSCO-2 (Batteria per la Valutazione della Scrittura e della Competenza Ortografica-2); Test CEO (Classificazione degli errori ortografici); Dettato di brano (tratto da BVN 5-11 e BVN 12-18). – La Discalculia e i test da applicare: Test AC-MT 6-11 e Test AC-MT 11-14 (Test di valutazione delle abilità di calcolo e soluzione di problemi) – Esercitazioni sulla somministrazione e correzione delle prove e sull'inquadramento diagnostico

III LEZIONE – Il Disturbo specifico dell'Apprendimento Non-Verbale: inquadramento diagnostico, test da applicare e casi clinici – La riabilitazione dei DSA: confronto tra diversi modelli di trattamento e livelli di efficacia secondo le indicazioni della ricerca – Le implicazioni della legge 170/2010 sui DSA: Strumenti compensativi e dispensativi, quali software utilizzare in funzione del caso – La stesura del Piano Didattico Personalizzato (con simulazione su casi clinici)

IV LEZIONE: – I test intellettivi nella valutazione dei DSA: WPPSI III e WISC IV (modalità di somministrazione, correzione e interpretazione attraverso la presentazione di casi clinici; esercitazioni guidate)

COSTO: 390 euro (non è dovuta iva) per le iscrizioni pervenute entro il 10 novembre 2015 (riduzione 50 euro); dopo il 10 novembre: 440 euro (non è dovuta iva).

DESTINATARI: Psicologi e studenti di psicologia

DATE (naturalmente le date potrebbero subire variazioni per eventuali imprevedibili indisponibilità del docente):

12/12/2015

16/01/2016

13/02/2016

05/03/2016

Per ogni incontro 8 ore di lezione più le pause.

SEDE: Hotel De La Ville – Avellino

 

La città di Avellino (349 m.s.l.s) è situata al centro della Campania ed è facilmente raggiungibile da tutti i capoluoghi della Campania: Napoli (km. 51, 40 minuti), Salerno (km. 34, 20 minuti), Caserta (60 km, 45 minuti), Benevento (km.40, 30 minuti).

 

L’irpinia, inoltre, confina con la Puglia e la Basilicata ed è facilmente raggiungibile da Foggia (km. 115, 70 minuti), Potenza (130 km 90 minuti),.Bari (km. 210, 120 minuti).

Per chi utilizza i mezzi pubblici, Avellino è servita da numerose corse di autobus. In particolare, da Napoli è possibile utilizzare le autolinee AIR con partenza dalla Stazione Centrale ed altre fermate sul percorso con corse molto frequenti (ogni 20 minuti il sabato) e con fermata ad Avellino nei pressi della sede del corso. Ecco il sito http://ro.autobus.it/ro/asp/ricercaorari.asp?user=air

L’Hotel de la Ville è al centro della città, vicino alle fermate degli autobus da Napoli ed a 5 minuti dal casello Av ovest e 10 dall’uscita della superstrada da Salerno. Ecco il link al sito: http://www.hoteldelavilleavellino.it/

Ampio parcheggio gratuito.

 

ISCRIZIONI:

Inviare una mail all’indirizzo: info@scnp.it indicando nome, cognome, luogo e data di nascita, qualifica, recapito telefonico (obbligatorio), con oggetto “iscrizione dsa3”, richiedendo nel testo della mail l’iscrizione al corso e perfezionando l’iscrizione eseguendo b onifico di 390 euro (se entro il 10 novembre) all’iban IT42 J010 1040 0911 0000 0001 368 con causale "corso DSA3 nome cognome”.

Il corso è a numero chiuso e verranno accettate le iscrizioni in ordine del ricevimento del bonifico (o della ricevuta del versamento via mail, per chi provvederà a spedirla). A coloro che risulteranno eccedenti rispetto il numero di posti disponibili (o in caso di annullamento del corso da parte della scuola) l’importo versato verrà subito restituito.

Per qualsiasi info:

 

mail: info@scnp.it

 

cellulare: 393 0734759

L’esame finale dellla II° ed. del Master si terrà sabato 4 Luglio 2015 alle ore 10:00 a Summonte (AV) presso il rifugio URUPRETA, situato a circa 800 metri slm. Di seguito alcune informazioni:

 

I SOCI E GLI ALLIEVI DELLE DUE EDIZIONI DEL MASTER INTENZIONATI A PARTECIPARE AL PRANZO SOCIALE POSSONO COMUNICARLO ALL'INDIRIZZO INFO@SCNPWEB.IT O TELEFONANDO AL NUMERO 3930734759

 

 

BORSA DI STUDIO

Come da regolamento, la SCNp assegnerà una borsa di  studio di  1000 euro  alla migliore  tesi secondo  il giudizio insindacabile di una specifica commissione didattica, presieduta dal Direttore scientifico Dr. Michele Lepore.

 

SEDE

Il Rifugio URUPRETA è situato nel Parco del Partenio, a soli 6 Km da Avellino, 60 Km da Napoli e 30 Km da Salerno e potete avere tutte le informazioni consultando il sito http://www.rifugiourupreta.com/

Ecco le istruzioni per raggiungerlo:http://www.rifugiourupreta.com/http://www.rifugiourupreta.com/contatti.php

Ecco la posizione su Google Maps: 40°57'07.2"N 14°44'41.2"E (INSERIRE IN CERCA)

Per coloro che intendono raggiungere Avellino in autobus ecco il sito del gestore che effettua il servizio da Napoli (tenete conto che di sabato hanno orari diversi rispetto ad altri giorni della settimana):

http://www.air-spa.it/

Bisogna scendere alla prima fermata subito dopo l’uscita dal casello autostradale AV ovest e aver cura di comunicare questa opzione ESCLUSIVAMENTE all’indirizzo mail sopra riportato in modo da poter usufruire del passaggio per Summonte. Per altre esigenze contattate il numero 393 0734759

 

PRANZO SOCIALE

Alle 13:30 è previsto il pranzo sociale presso la stessa struttura. La partecipazione va comunicata (unitamente alla presena di eventuali accompagnatori) entro e non oltre il 30 giugno (martedì, data IMPROROGABILE indicata dal ristoratore).

 

SVOLGIMENTO ESAME – CRITERI DI VALUTAZIONE

QUESTIONARIO A SCELTA MULTIPLA

Il  questionario sarà composto da due parti: 1) clinico-teorica:  15 domande (quattro alternative di risposta 2) clinico-applicativa. Questa seconda parte consisterà  in una presentazione di  un caso clinico:  diapositive e/o video e/o cartaceo e una  serie di  domande su semeiotica e diagnostica  relative al  caso.  Le  domande verteranno  su aspetti clinico-applicativi  di  base. Sarà necessario  rispondere correttamente al  60% delle domande per superare la prova.

TESI

La tesi verrà presentata dall'allievo con l'ausilio di diapositive, avendo a disposizione 10'. Seguirà breve (max 10) discussione con commenti, rilievi, domande e richieste di chiarimenti da parte dei commissari.  Al termine delle presentazioni   (vedi  oltre)   la commissione  (a porte chiuse),   tenuto conto   del   voto   proposto   dal  relatore,   assegnerà   insindacabilmente   la   votazione   definitiva (in trentesimi). Per il superamento della prova l'allievo dovrà ottenere un voto minimo di 18.

NORME PER LA STESURA

La tesi deve avere una lunghezza compresa tra le 20 e le 45 pagine (con i margini ed il carattere settati   come   specificato  di   seguito)  di   testo,  quindi   senza  bibliografia,   tabelle,   figure,   allegati, appendici,  prefazione e quant'altro.  Con  l’aggiunta di  queste parti   la  tesina non deve comunque superare le 70 pagine.

La pagina deve avere i seguenti margini: sx: 5 cm; dx: 3 cm; sup e inf: 3,5 cm.

Carattere: Times New Roman 12; interlinea: 1,5

Copertina: verrà spedito agli allievi il frontespizio con il logo della SCNp.

 

REFERTI (relazioni peritali/programma riabilitativo, a scelta dell'allievo)

I parametri (scala 0-10; scala punteggio totale ai referti: 0-40) presi in considerazione sono:

1) linguaggio   tecnico   (si   riferisce   all'utilizzo   appropriato   di   linguaggio   tecnico,   quindi   va penalizzato sia l'uso di terminologia comune, sia l'utilizzo inappropriato di termini tecnici);

2) articolazione (si riferisce alla esplicitazione dei passaggi logico-interpretativi che conducono alle conclusioni, si penalizzano   quindi   referti   sbrigativi   e/o  meramente   descrittivi   dei   punteggi   in tabella);

3) coerenza   interna (si riferisce alla coerenza delle argomentazioni, si penalizzano quindi contraddizioni, iter diagnostico psicometrico non corrispondente alle ipotesi diagnostiche formulate sulla base dell'anamnesi, assenza di  dati  anamnestici  che giustificano  l'iter diagnostico,  forzature nell'utilizzo dei dati, errori nelle conclusioni rispetto ai dati disponibili);

4) solidità delle argomentazioni (si riferisce alla produzione di  dati  e osservazioni  qualitative a sostegno di interpretazioni e conclusioni ed  alla correttezza  scientifica  delle interpretazioni, si penalizza quindi l'auto-referenzialità, l'insufficienza di dati, l'eccessiva interpretazione rispetto alle prove disponibili).

La valutazione finale per ogni allievo corrisponderà alla media delle valutazioni (0-40) dei 4 referti che verranno formalmente consegnati dai commissari al termine delle presentazioni delle tesi.

Per il superamento di questa prova è necessario ottenere un minimo di 24/40.

 

VOTAZIONE

Al   termine delle presentazioni  delle  tesi   la commissione si  riunirà a porte chiuse,  correggendo  i questionari,  assegnando   i   voti   alle   tesi,   e   consegnando   formalmente   le   valutazioni   dei   referti.

Eseguiti i conteggi, i risultati verranno affissi nella sala dell'esame.

L'esame   finale   si   considera   superato   se   si   ottiene   un  minimo   di   60%  di   risposte   esatte   al questionario), di 24 punti per i referti (media dei 4 referti), di 18 alla tesi (tutte e tre le condizioni necessarie).

Il voto finale all'esame sarà così determinato:

voto tesi (max 30) + voto referti (max 40) + numero risposte esatte al questionario pro-rated su base 30 (massimo 30 punti) per un totale di max 100. Eventualmente la commissione potrà assegnare la Lode per gli allievi particolarmente meritevoli.

 

 

 

Settimana per il Benessere

Psicologico in Campania

5° ed. – 2014

Ordine degli psicologi della Campania


 


 


 

La Scuola Campana di Neuropsicologia (SCNp) presenta


 

Memorie e psicoterapia”

Avellino, venerdì 21 novembre 2014, ore 16:00-18:30


 

Centro Servizi Volontariato, C.so Europa, 239 (di fianco alla biblioteca provinciale)


 


 

Introduzione:

Sistemi di memoria e psicoterapia

Michele Lepore, Psicologo, psicoterapeuta – Dir. scientifico SCNp – Consigliere Ordine psicologi


 


 

Relazioni:

I brutti ricordi: memoria ed emozioni in psicoterapia

Carmen Guarino, Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale


 

Le memorie impossibili: il segreto familiare in psicoterapia

Rosa Bruno, Psicologo, psicoterapeuta – Giudice Onorario Tribunale Sorveglianza Napoli


 


 

Esperienza guidata di ipnosi:

Memoria autobiografica tra passato e futuro

Emanuele Del Castello, Psicologo, specialista in psicologia clinica – ASL Caserta – Milton H. Erickson Institute of Capua – Didatta Scuola Psicoterapia Cognitiva (SPC)


 

 

 

INGRESSO LIBERO

 

Scarica locandina in pdf

Il colloquio psicologico nel Servizio di Neuropsicologia clinica e nella Memory Clinic

di Michele Lepore e di Crosta Albertodonatello (SCNp)

 

Citazione completa: Lepore M. e di Crosta Albertodonatello (2013). Il colloquio psicologico nel Servizio di Neuropsicologia clinica e nella Memory Clinic. In: Felaco R., Bozzaotra A., Nasti F., Sarno L. (Eds.). Atti del Convegno Colloquio clinico (pp. 218-232). Napoli: Ed. Ordine Psicologi della Campania

 

 

1. La neuropsicologia clinica: definizione e recenti sviluppi

La neuropsicologia è la branca della psicologia che studia gli effetti del danno cerebrale sul comportamento, che possono variare in funzione della sua natura, gravità, localizzazione anatomica e caratteristiche premorbose del soggetto che ne è colpito (Lepore, 2007). Essi possono consistere, ad esempio, in disturbi del linguaggio (scritto e/o orale) o delle abilità spaziali, dell’attenzione o della memoria, delle capacità di pianificazione o di giudizio, del riconoscimento di oggetti o persone. Spesso il deficit si esprime in alterazioni del comportamento e dell’adeguatezza sociale o in disturbi della consapevolezza. La neuropsicologia nasce nella seconda metà dell’800 con i cosiddetti “diagrammisti”, che, a partire dallo studio di casi singoli, cercavano di definire il danno funzionale responsabile del disturbo presentato dal paziente. Tale metodologia (ripresa da Lightner Witmer, vedi paragrafo 3) ha gettato le basi per la neuropsicologia cognitiva. Da allora la disciplina ha sempre avuto, oltre ad una finalità euristica volta a chiarire i meccanismi di funzionamento cerebrale e cognitivo, una vocazione clinico-applicativa. Quando non erano ancora disponibili le moderne tecniche di neuroimaging (Tomografia computerizzata, Risonanza magnetica, Pet, Spect) essa contribuiva anche alla rilevazione ed alla localizzazione del danno cerebrale, ponendosi in tal modo in stretta collaborazione con la neurologia. Con l’avanzamento delle capacità diagnostiche delle tecniche neuroradiologiche è diminuita la sua importanza nel determinare la presenza e la localizzazione del danno cerebrale. Tuttavia l’idea ottimistica che nei primi anni ottanta faceva ipotizzare una relazione lineare tra una data lesione ed il suo correlato comportamentale è stata smentita dai risultati successivi e la neuropsicologia è rimasta cruciale nella valutazione dell’impatto che il danno neurologico ha sul funzionamento cognitivo e comportamentale del paziente (Johnstone et al., 1995). Ma anche la relazione tra deficit neuropsicologico (determinato dal danno cerebrale) e capacità di adattamento quotidiano (e, in ultima analisi, qualità della vita) non è lineare. Numerose, infatti, sono le variabili che modulano l’espressione del deficit neuropsicologico: la personalità premorbosa, l’educazione, l’attività lavorativa, la disponibilità di un ambiente familiare e sociale capace di compensare le disabilità presentate dal paziente, la consapevolezza del deficit, l’umore, la collaborazione agli interventi riabilitativi e, infine, le richieste che pone l’ambiente di riferimento (Johnstone et al., 1995). Il compito del neuropsicologo consiste, dunque, sempre più nell’analisi dell’interazione tra variabili organiche, emotive, relazionali e sociali nel determinare la qualità della vita del paziente, analisi che non può svolgersi ad un livello neuroanatomico e/o neurofunzionale, per quanto sofisticato, ma va condotta all’interno della cornice epistemologica della psicologia clinica. Ciò soprattutto in ambito riabilitativo, poiché la riabilitazione neuropsicologica richiede un’analisi dettagliata dei punti di forza e delle debolezze (cognitive, emotive, relazionali, comportamentali) del paziente e delle risorse del sistema familiare e dell’ambiente sociale più ampio (Lepore, 2002b; Lepore et al., 2008). La neuropsicologia, dunque, presenta sempre più aree di sovrapposizione con altri ambiti della psicologia che si occupano degli aspetti emotivi e comportamentali delle patologie mediche, come la psicologia clinica della salute (clinical health psychology) e la psicologia della riabilitazione, e va estendendo il suo intervento dalla tradizionale valutazione di disabilità cognitive alla valutazione della personalità e delle abilità di vita quotidiana, alla riabilitazione cognitiva, alla gestione dei disturbi comportamentali, fino alla psicoterapia individuale e di gruppo (Prigatano, 1994), allontanandosi sempre più dal ruolo di ausilio strumentale al servizio della diagnosi neurologica, cui, soprattutto in Italia, era stata in parte costretta dalla sua (pur prestigiosa) tradizione sviluppatasi in seno alla neurologia.

 

2. La neuropsicologia come pratica psicologico-clinica

L’”essenza del metodo clinico” è forse ben rappresentata dalla raffigurazione del malato sdraiato con il medico chino al suo capezzale, che ben sintetizza la “relazione individualizzata” e lo “studio longitudinale” caratteristici della medicina del passato e che ancora connotano oggi la psicologia clinica, mentre il progresso della medicina ha trasformato la clinica medica in studio trasversale del paziente eseguito per lo più con tecniche di laboratorio, rendendo così superflua anche la componente relazionale (Imbasciati, 2006). Questa trasformazione tecnologica della medicina ha coinvolto in parte anche la pratica neuropsicologica, che l’organizzazione sanitaria ha tentato di assimilare ad uno dei tanti esami tecnici di laboratorio che contribuiscono a fornire i dati utili alla formulazione di una diagnosi neurologica. Anche da un punto di vista amministrativo le prestazioni del neuropsicologo sono state adeguate a tale concezione, con nomenclatori che prevedono la richiesta (ed il rimborso) di specifici test psicometrici e/o di un certo numero di sedute di riabilitazione cognitiva, spesso eseguite da tecnici della riabilitazione (Napolitano, 2001). Purtroppo la necessità occupazionale, spesso drammaticamente avvertita dagli psicologi italiani, ha portato molti ad adeguarsi, unitamente ad altri fattori che proveremo ad analizzare più avanti. Tuttavia la pratica neuropsicologica mal si presta a questa forzatura, soprattutto se si considera l‘evoluzione che, come abbiamo visto, la sta caratterizzando. Sebbene alcuni aspetti del lavoro neuropsicologico possono alimentare l’equivoco che lo assimila ad una prestazione di laboratorio, non ci sono dubbi che esso si configura come attività clinica, ed i test psicometrici e/o le tecniche riabilitative (soltanto una parte degli strumenti utilizzati) non possono essere sottratti dal contesto clinico (più specificamente psicologico-clinico) in cui vengono applicati.

Può essere utile qualche esempio per meglio chiarire ed argomentare queste affermazioni. In ambito strettamente diagnostico, sono sempre più frequenti i casi di persone appena pensionate che confondono la riduzione dell’efficienza cognitiva prodotta da una reazione depressiva con i sintomi di un’incipiente demenza. Oppure, di coppie che, dopo il matrimonio dell’ultimo figlio, si ritrovano a confrontarsi con conflitti irrisolti che uno dei coniugi tende ad attribuire a cambiamenti di carattere del partner, interpretati come l’effetto di un disturbo neurologico. O, ancora, di persone anche giovani che, poste di fronte a conflitti intrapsichici o anche a situazioni relazionali complicate, interpretano i propri insuccessi a risolvere tali nodi come la conseguenza di un disturbo neurologico. E’ esperienza comune per chi si occupa di neuropsicologia clinica osservare come nella pratica quotidiana si stia assistendo ad un incremento di casi di “disturbo fittizio” e di “disturbo di conversione”, che si manifestano con riferite disfunzioni cognitive (per un’analisi dei metodi di diagnosi differenziale si veda Lepore, 2009), forse anche per l’attenzione che i media stanno rivolgendo alla neuropsicologia ed alle neuroscienze in generale. Questi esempi chiariscono come anche l’esame neuropsicologico deve prendere le mosse dall’analisi dei motivi che hanno portato alla consultazione e dall’individuazione del referring (l’inviante). Infatti, se è vero che spesso la richiesta esplicita di valutazione neuropsicologica proviene dal medico (ma sempre più frequentemente il paziente si rivolge direttamente allo psicologo) con il quesito di verificare e quantificare la presenza di disturbi cognitivi, molte volte le lamentele soggettive del paziente o di un suo familiare nascondono richieste di aiuto psicologico espresse in maniera confusa. In tali casi un esame tecnico evidenzierebbe semplicemente l’assenza di rilevanti danni cognitivi, limitandosi a consegnare un risultato strumentale negativo ed a comunicare al paziente e/o al medico inviante l’assenza di patologia, senza modificare la situazione di malessere denunciata dalla richiesta. Invece, da un punto di vista psicologico-clinico il risultato strumentale rappresenta il punto di partenza per una restituzione psicologica complessa, con l’obiettivo più ampio di ristrutturare la rappresentazione del paziente (o dei pazienti) delle proprie difficoltà, ponendo le basi per una loro possibile soluzione.

In altri casi può accadere che in pazienti con morbo di Alzheimer la depressione che accompagna spesso le fasi iniziali di malattia, resa possibile dalla risparmiata consapevolezza che il paziente ha delle proprie difficoltà, esacerbi le difficoltà cognitive prodotte dal disturbo (cosiddetta excess disability). O ancora, in pazienti afasici può accadere che emozioni quali la rabbia (ad esempio nell’afasico di Broca, derivante dalla frustrazione prodotta dall’incapacità a produrre il messaggio desiderato) o la paura (ad esempio nell’afasico di Wernicke, derivante dall’incapacità di attribuire al proprio disturbo, di cui è inconsapevole, il fallimento dei tentativi di comunicazione) rappresentano una reazione emotiva al deficit neurocognitivo e contribuiscono a peggiorare le capacità comunicative del paziente (o producono reazioni comportamentali che deteriorano le relazioni con i familiari). Alcuni disturbi comportamentali, infine, osservati in pazienti affetti da importanti deficit cognitivi (ad esempio gravi dementi o traumatizzati cranici) possono derivare dall’interazione tra le ridotte abilità di problem-solving (prodotte dal danno neurologico) e richieste ambientali inadeguate, cui il paziente reagisce in maniera disadattiva. In tutti questi casi, in cui si è in presenza di un conclamato disturbo neurologico che produce in maniera diretta i deficit cognitivi, l’obiettivo del neuropsicologo è di valutarne l’interazione con altre variabili psicologiche ed ambientali che ne influenzano e ne modulano l’espressione comportamentale. Il riconoscimento del ruolo svolto da queste variabili (emotive e relazionali) può contribuire a migliorare la qualità della vita del paziente e della sua famiglia.

Vi sono, poi, quelle situazioni in cui la richiesta che viene posta al neuropsicologo non consiste nel verificare la presenza del danno cognitivo, già evidente, ma nel predire il funzionamento del paziente in particolari situazioni, quali ad esempio l’ambiente di lavoro o a casa, per poter pianificare il suo reinserimento o una migliore gestione delle sue difficoltà. Anche in tali casi la considerazione di variabili non strettamente cognitive (né individuali) diventa cruciale. Infatti il risultato ai test non permetterebbe, da solo, tali previsioni, ma va piuttosto considerato come il danno emerso in laboratorio si manifesterà in particolari situazioni, valutando quindi le caratteristiche psicologiche premorbose, le risorse ambientali, gli aspetti emotivi, la consapevolezza delle proprie difficoltà, la collaborazione, e le richieste situazionali (abilità sociali e cognitive) (Johnstone, 1995).

Ne deriva che gli strumenti del neuropsicologo non possono essere limitati a quelli psicometrici, ma comprendono innanzitutto il colloquio clinico, la raccolta di un’anamnesi comportamentale (la cui accuratezza dipende molto dalla capacità del clinico di far emergere le informazioni) centrata non solo sul sintomo (insorgenza ed evoluzione), ma anche su informazioni quali i cambiamenti nella vita quotidiana del soggetto e le ricadute prodotte all’interno del sistema familiare, il colloquio con i familiari (per valutare il problema all’interno delle dinamiche familiari), l’osservazione comportamentale. Quest’ultima è cruciale, inoltre, per correlare i dati psicometrici al funzionamento ecologico, per rilevare eventuali artefatti ai test e per apprezzare il funzionamento integrato delle diverse abilità cognitive e delle caratteristiche emotive e relazionali del paziente all’interno di una relazione interpersonale.

Si comprende, quindi, come sia inadeguata l'idea (e la prassi) di considerare la valutazione neuropsicologica una sorta di esame strumentale di laboratorio, con la somministrazione da parte dello psicologo di specifici test. Tali richieste sono spesso di per sé impossibili da soddisfare, o quantomeno inutili, poiché anche la scelta delle prove da utilizzare non può prescindere dall’inquadramento psicologico-clinico del paziente. Le richieste devono piuttosto indicare il quesito che l’inviante pone al neuropsicologo, la cui indagine si configura come consulenza clinica che si avvale degli strumenti che lo psicologo ritiene opportuni. Anche la somministrazione dei test si configura come attività clinica perché, se è vero che essi consistono in un'indagine standardizzata, è pur vero che l’atteggiamento dell’esaminatore e, più in generale, il setting relazionale debbono essere adattati alle caratteristiche psicologiche del paziente: un atteggiamento oppositivo o un’eccessiva ansia da prestazione dell'esaminando, ad esempio, possono produrre una prestazione cognitiva scadente e l’osservazione qualitativa del comportamento e degli errori commessi rappresentano importanti fonti di dati, spesso più significativi degli stessi punteggi al test (senza contare la loro importanza nel segnalare un possibile atteggiamento di simulazione a scopo assicurativo o pensionistico, sempre più frequente tra i soggetti inviati per esame neuropsicologico). L’interpretazione dei risultati, infine, è un processo tutt’altro che automatico: va evitata un‘analisi “test-dopo-test“, attribuendo meccanicamente ad ogni punteggio il significato che la natura della prova lascerebbe dedurre, ma va considerato il complesso sistema di fattori in gioco, integrando le diverse fonti di dati (test, osservazione, anamnesi) in un’interpretazione che ricostruisca l’intera configurazione e che tenga conto degli scopi della valutazione, del quesito posto e della domanda psicologica implicata. Purtroppo spesso la formazione all'utilizzo dei test neuropsicologici viene intesa come apprendimento di procedure rigidamente applicabili ed automatizzate e per ciò di facile e rapida acquisizione.

Se si passa a considerare, poi, le applicazioni riabilitative della neuropsicologia, gli esempi diventano anche più numerosi. L’idea semplicistica che la semplice esecuzione di esercizi di ripetizione fosse sufficiente a ripristinare (restoration) una funzione danneggiata si è scontrata con numerosi fallimenti empirici. Sul piano teorico, inoltre, è aumentata la consapevolezza che la sola considerazione degli aspetti cognitivi del disturbo, interpretati attraverso i modelli modulari, non sempre conduce automaticamente ad un progetto riabilitativo. Innanzitutto tali modelli non specificano sufficientemente le operazioni svolte dai moduli danneggiati (problema dell’empty box); poi i meccanismi di riapprendimento delle funzioni danneggiate non sono sufficientemente chiari (Baddeley, 1993; Lepore, 2002); infine, va considerato il ruolo, spesso cruciale, dei fattori non modulari, quali attenzione, motivazione, aspetti emotivi e relazionali (Robertson e Murre, 1999).

Questi modelli, quindi, spesso non riescono né a formulare diagnosi specifiche seguite da interventi mirati, né a rispondere ai bisogni peculiari dei pazienti, soprattutto nella prospettiva a lungo termine di un reinserimento psicosociale e lavorativo (Lepore, 2001). Gli inevitabili fallimenti pratici che ne conseguono pongono l’esigenza di una valutazione psicologica del paziente, che tenga conto dei suoi peculiari punti di forza e di debolezza, e delle risorse presenti nello specifico contesto ambientale, comportando la necessità di prendere in considerazione, nella progettazione dell’intervento riabilitativo, anche interventi comportamentali e psicoterapici (sia individuali che familiari). Il modello olistico in riabilitazione, riconosciuto in ambito internazionale (Trexler et al., 1994), risponde a queste necessità integrando gli aspetti cognitivi, emotivi, sociali e funzionali in programmi di trattamento basati non solo su esercizi di rieducazione cognitiva, ma anche su terapie cognitive di gruppo, psicoterapia individuale e di gruppo (Prigatano, 1994), addestramento di abilità ecologiche, programmi di reinserimento sociale e lavorativo, fino ad includere attività fisiche che superano il tradizionale approccio fisioterapico (Rasmussen, 1994). La demedicalizzazione di tali interventi, inoltre, favorisce l’assunzione, da parte del paziente e dell’ambiente di riferimento, di un ruolo attivo, con maggiore focalizzazione sulla qualità della vita e sulle strategie di adattamento alle condizioni ambientali (compensation) (Wilson e Patterson, 1990; Wilson, 2000). Va notato come, anche in questo caso, le prassi amministrative ostacolano questa filosofia di intervento, se ad esempio si considera che la riabilitazione viene spesso fornita sotto forma di un numero prescritto di sedute riabilitative cui partecipa il solo paziente (Christensen, 2000).

 

3. Una singolare circostanza : la nascita della psicologia clinica ed i pazienti di Witmer (1907)

La neuropsicologia, dunque, si configura sempre più come pratica psicologico-clinica. D'altra parte neuropsicologia e psicologia clinica sono strettamente interconnesse da circa cento anni, come dimostrato da una singolare circostanza. La prima rivista di Psicologia Clinica, Psychological Clinic, apre il primo numero, nel 1907, con un articolo introduttivo del suo fondatore, Lightener Witmer, che, per illustrare l’operato della “clinica psicologica” condotta presso il laboratorio di psicologia dell’Università di Pennsylvania, esordisce con il racconto di un caso clinico. Si tratta di un bambino di dieci anni che, presentando una difficoltà di apprendimento scolastico, in assenza di deficit fisici o intellettivi che potessero spiegarle, poneva la necessità di distinguere l’effetto di un disturbo dello sviluppo cerebrale dal risultato di metodi educativi inadeguati. Witmer afferma che questo è “inequivocabilmente un caso da psicologo”. Ancora più interessante è il secondo caso descritto nello stesso lavoro: un ragazzo che presentava un marcato deficit nella lingua inglese, sia parlata che scritta, che consisteva in una difficoltà specifica nella discriminazione delle parti finali delle parole che veicolano informazioni morfologiche, quali il numero (singolare/plurale), il tempo dei verbi, la funzione grammaticale (aggettivo/avverbio). Witmer interpreta il disturbo come l’effetto di una “sordità verbale”, che avrebbe impedito al ragazzo di discriminare i suoni finali delle parole, e di un associato (o, forse, nell’ipotesi dell’autore, primario) deficit articolatorio. Le difficoltà nella lingua scritta sarebbero dipese da tali disturbi principali. Conseguentemente a tale ipotesi interpretativa, Witmer sottopose il ragazzo ad un addestramento specifico delle abilità articolatorie e della discriminazione uditiva verbale, ottenendo un grande miglioramento dei sui elaborati scritti, che gli permisero, così, di essere ammesso all’università. Sebbene le ipotesi interpretative di Witmer possano oggi sembrare grossolane ed ingenue (sarebbe interessante una re-interpretazione del caso clinico alla luce delle attuali conoscenze, che sembrano indirizzare verso un deficit di natura grammaticale), è sorprendente come il metodo di analisi utilizzato precorra quello poi adottato dalla neuropsicologia cognitiva (Lepore, in preparazione). Naturalmente il miglioramento nelle abilità di scrittura potrebbe essere ascritto ad un effetto aspecifico del trattamento, ma, ancora una volta, è degno di nota il rigore metodologico per cui l’intervento riabilitativo discende coerentemente dal modello del disturbo ipotizzato (Riddoch & Humphreys, 1994). Ciò, soprattutto se si pensa che ancora oggi è necessario spesso esortare gli operatori ad una tale prassi, evitando interventi ateoretici (Grossi e Lepore, 2002; Lepore, 2001).

Come ricorda Vitelli (2007) la data inaugurale della psicologia clinica è indicata nel 1896, anno in cui Witmer fondò la prima clinica ed inaugurò il primo insegnamento di Psicologia Clinica (Università di Pennsylvania) cui seguì, appunto, la prima rivista nel 1907. L’attività della “clinica psicologica” condotta presso il laboratorio di psicologia dell’Università di Pennsylvania e l’articolo introduttivo del fondatore della rivista rappresentano quindi i presupposti storici della disciplina (si veda l’interessante lavoro di Vitelli per una riflessione sugli a-priori storici della psicologia clinica e sulle loro attuali implicazioni, condotta proprio a partire dall’articolo di Witmer) ed è suggestivo constatare che entrambi prendono le mosse da interventi clinici che oggi definiremmo “neuropsicologici” (diagnostici e riabilitativi). Ciò impone, a distanza di un secolo, una riflessione sul rapporto attuale tra neuropsicologia e psicologia clinica, cento anni fa così strettamente interconnesse.

 

4.“Fuga dalla psicologia” ovvero “rifugio nella tecnicalità”: rischi per la pratica professionale e la formazione dello psicologo in ambito neuropsicologico

La pratica clinica neuropsicologica, dunque, condivide con la psicologia clinica le caratteristiche principali e le origini storiche. Se è vero che la neuropsicologia si occupa di soggetti con un danno organico e che quindi per molti aspetti si prestano ad un inquadramento nell’ambito del modello medico (con le sue caratteristiche di trasversalità diagnostica, precostituzione della nosografia, separazione tra diagnosi ed intervento e transitività della terapia; Imbasciati, 2006), tuttavia l’atteggiamento epistemologico, l’approccio operativo ed il metodo di lavoro del neuropsicologo non condividono (o non dovrebbero condividere) queste caratteristiche, mantenendo piuttosto l’adesione ad un approccio clinico nel suo significato originario. E’ però vero che una serie di motivi mettono continuamente a rischio l’approccio psicologico al lavoro del neuropsicologo, rappresentando quotidianamente delle spinte (o attrazioni) verso il modello medico. Ad essi abbiamo già accennato. Alcuni sono di origine storica, che hanno determinato lo sviluppo, soprattutto in Italia, di una neuropsicologia come pratica di laboratorio al servizio della neurologia. Altri sono di natura culturale. Da un lato l’eziologia organica del disturbo primario ha erroneamente indotto a ritenere in generale la neuropsicologia una specialità medica. Dall’altro, questa concettualizzazione è stata di fatto accettata dagli stessi psicologi producendo un rifiuto ed una scarsa considerazione della disciplina, accrescendo così il divario tra psicologia clinica e neuropsicologia e costringendo per lungo tempo gli psicologi che lavorano in ambito neuropsicologico ad una sorta di isolamento dalla comunità professionale di appartenenza. Infine, vi sono motivi politico-amministrativi che hanno portato a sviluppare prassi operative coerenti al modello medico che domina la scena della politica sanitaria. Quindi è stata prevista la prescrizione e gestione da parte del medico di una serie di interventi parcellizzati e meccanici quali la “somministrazione di test neuropsicologici” e “sedute di riabilitazione cognitiva”. Ma il rischio attuale di medicalizzazione della neuropsicologia clinica è forse prodotto soprattutto dal processo di formazione dei giovani psicologi, in maniera sostanzialmente analoga (ma accentuata) a quanto osservato da Imbasciati (2006) a proposito della psicologia clinica in generale. Come è stato osservato, infatti, si assiste “in questi ultimi anni ad un progressivo emergente e sommergente attribuzione di valore […] a quegli studi psicologici che operano in laboratorio, in collegamento con la biologia, la neurologia, la fisiologia, in genere le neuroscienze […] mettendo in ombra l’importanza di quelle altre discipline che operano, non tanto in laboratorio, ma “sul campo”, e sul vivo delle persone, e dei gruppi […] e soprattutto tale emergenza svalorizza le discipline che comportano la presa in carico, effettiva e continuata, di persone.”(Imbasciati, 2006, p.39). La neuropsicologia clinica sta risentendo maggiormente di questo fenomeno, con l‘effetto di una crescente assimilazione alle discipline da laboratorio. Molti studenti e tirocinanti di psicologia credono di rinvenire nella neuropsicologia una comoda scorciatoia verso la più semplice, lineare, deresponsabilizzante e rassicurante pratica di laboratorio. Da un lato vi è, in linea forse con il generale orientamento culturale della società, l’ambizione a beneficiare del prestigio riflesso che la medicina può elargire, dall’altro, soprattutto, la scelta di un percorso formativo apparentemente più semplice, limitato all’acquisizione di procedure di laboratorio e di tecniche da applicare meccanicamente, delegando qualcun altro alla gestione del processo. La crisi occupazionale e la progressiva estinzione degli psicologi dal Servizio Sanitario Nazionale facilitano una pericolosa collusione, con schiere di volontari psicologi impiegati come "testisti" in strutture che operano secondo modelli che rafforzano una prassi neuropsicologica di tipo laboratoristico-strumentale, allontanandoli dalla tradizione psicologico-clinica. Questa collusione produce a sua volta una svalorizzazione della disciplina, delle sua complessità e della sua autonomia. E, cosa ancora peggiore, produce tra gli stessi psicologi clinici una scarsa considerazione della disciplina, accrescendo così il divario tra psicologia clinica e neuropsicologia in origine così strettamente interconnesse.

 

5. Bibliografia

Baddeley, A. (1993). A theory of rehabilitation without a model of learning is a vehicle without an engine: a comment to Caramazza and Hillis, Neuropsychological Rehabilitation, 3 (3), pp. 235-244.

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Imbasciati, A. (2006). Psicologia clinica: presente e futuro. Rivista di psicologia clinica, 1, 33-42.

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Witmer, L. (1907). Clinical Psychology. Psychological Clinic, 1, 1-9.

Per psicologi (studenti/specializzandi di psicologia); 14 marzo 2014 – dicembre 2015

 

Master biennale – III edizione – 4 moduli

 

Neuropsicologia clinica, riabilitativa e forense dell'adulto e del bambino

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Programma moduli.

Modulo I: "Neuropsicologia clinica dell’adulto"

L’esame neuropsicologico: la struttura dell’esame, la gestione del setting, la raccolta anamnestico-comportamentale, la collaborazione del soggetto e la rilevazione della simulazione – L’esame neuropsicologico-clinico: il colloquio e l’osservazione clinica – I principali test neuropsicologici di screening: somministrazione, scoring, fenomeni qualitativi e interpretazione dei risultati – I disturbi afasici: clinica e test neuropsicologici di approfondimento – I disturbi della memoria: clinica e test neuropsicologici di approfondimento – I disturbi delle funzioni esecutive: clinica e test neuropsicologici di approfondimento – I disturbi spaziali e costruttivi: clinica e test neuropsicologici di approfondimento – L’esame neuropsicologico in ambito neurologico – La diagnosi differenziale delle sindromi demenziali – La valutazione delle conseguenze cognitive e comportamentali del trauma cranico – Disturbi neuropsicologici minori in patologie non primariamente neurologiche – La stesura del referto neuropsicologico: impostazioni, tecniche di scrittura, integrazione dei dati, formulazione della diagnosi e questioni medico-legali – Elementi di neuroimaging per il neuropsicologo – La Scala di Intelligenza Wechsler per Adulti come strumento di valutazione neuropsicologica – La rilevazione di comportamenti di esagerazione e falsificazione del sintomo: semeiotica della simulazione e strumenti psicometrici specifici – Modelli neuropsicologici in psicopatologia e strumenti clinici.

Modulo II: "Neuropsicologia clinica dell’età evolutiva"

Peculiarità dell’esame neuropsicologico in età evolutiva, il colloquio con i genitori, l’osservazione comportamentale – Le Scale d’intelligenza Wechsler per bambini come strumenti di valutazione neuropsicologica: WPPSI e WISC – Strumenti specifici per la valutazione neuropsicologica in età evolutiva: Leiter, Griffiths, BVN, NEPSY – L’evoluzione delle funzioni esecutive nei bambini e strumenti di valutazione – Primo sviluppo del linguaggio: trend evolutivi, differenze individuali e indici di rischio – Autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo: valutazione multidisciplinare e protocolli valutativi – I disturbi visuo-spaziali in età evolutiva e la Sindrome non verbale – Il ritardo mentale – Disturbi specifici dell’apprendimento: dislessia, disgrafia disortografia – I disturbi della memoria in età evolutiva: clinica e strumenti di valutazione.

Modulo III: "Neuropsicologia forense"

La neuropsicologia forense. Ambiti di applicazione, principi operativi. Il danno alla persona – Aspetti procedurali: CTP e CTU – La valutazione del deficit cognitivo: invalidità ed infortunistica – La comunicazione tra avvocati e neuropsicologi – Valutazione del deterioramento cognitivo: il concetto giuridico di autonomia e la richiesta di pensione di accompagnamento – La quantificazione del danno biologico-neuropsicologico nel trauma cranico: tabelle di riferimento – Il trauma cranico lieve: fenomenologia clinica e problemi di classificazione della gravità – Deficit cognitivi iatrogeni – La stesura della perizia e casi esemplificativi – La rilevazione della simulazione: semeiotica e strumenti specifici.

Modulo IV: "Riabilitazione neuropsicologica"

Approccio olistico in riabilitazione neuropsicologica tra neuropsicologia e psicologia clinica – Strategie e tecniche riabilitative dei principali disturbi neuropsicologici dell’adulto – Neuropsicologia dell’età evolutiva: Strategie e tecniche riabilitative in neuropsicologia dell’età evolutiva.

Esercitazioni:

Somministrazione e scoring dei principali test neuropsicologici per adulti e bambini – Casi clinici: problem solving diagnostico ed esempi di referto – Casi peritali: l’impostazione strategica e la stesura della perizia neuropsicologica – Lo psicologo esperto in neuropsicologia: applicazioni professionali e strategie di proposizione e gestione dell’attività professionale. 

Tirocinio/Supervisioni in gruppo (comprese nella quota di iscrizione) di casi presentati dagli allievi.

Tesina

 

Informazioni.

Quota di iscrizione: 6000 euro (non è dovuta iva).

Agevolazioni: fuori sede (residenti fuori Campania): 5400 e.; studenti, anche di specializzazione: 5400 e.; studenti fuori sede: 5100 e.

Il primo anno prevede i moduli teorici di "Neuropsicologia clinica adulto" (112 ore, 30 crediti formativi, frequenza di almeno l'80% delle lezioni), "Neuropsicologia clinica età evolutiva" (64 ore, 20 crediti), "Neuropsicologia forense" (64 ore, 10 crediti). Il secondo anno comprende il modulo teorico di "Neuropsicologia riabilitativa" (40 ore, 10 crediti), le esercitazioni, la supervisione, il tirocinio e la stesura della tesina (totale: 30 crediti). L'attestato finale si ottiene totalizzando 100 crediti, autocertificando, inoltre, periodo di tirocinio/supervisione e superando l'esame finale (questionario scritto, tesina e referti prodotti dall'allievo).

Sede e contatti: Napoli, V. Einaudi (lateralmente all'Ospedale Loreto Mare)

 mail: scnpmaster@alice.it

tel. 393 0734759

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Per psicologi e medici (e studenti e specializzandi di psicologia e medicina)



 

 

 



 

 

Corso di alta formazione

L'esame neuropsicologico del bambino: l'osservazione clinica, i test psicometrici, l'interpretazione diagnostica, la stesura del referto



 

 

Direttore scientifico: Dr. Michele Lepore; responsabile didattico: Dr.ssa Katia Celentano



 

 

64 ore dal 28 marzo al 18 luglio 2014


Informazioni. Quota di iscrizione: 980 euro (non è dovuta iva); comprende: frequenza delle lezioni magistrali e delle esercitazioni (64 ore); materiale didattico di base; materiale dei test psicometrici non coperti da copyright (test, tabelle normative, protocolli); schemi di referto per i diversi ambiti applicativi. Destinatari: psicologi, medici (precedenza a neuropsichiatri infantili), studenti in psicologia e medicina (esercitazioni su somministrazione test riservate a psicologi/studenti psicologia).

Riduzione 8% sull'intera somma per chi si iscrive anche al corso "DSA – Disturbi specifici dell'apprendimento: prevenzione, identificazione, valutazione, trattamento" . Esempio: Corso "Esame neuropsicologico del bambino" + 2 moduli corso DSA 980+660=1640 – con la riduzione: 1509 euro; Corso "Esame neuropsicologico del Bambino" + 1° modulo corso DSA 980+490=1470 – con riduzione: 1353 euro

Durata: 64 ore in 4 incontri di 16 ore (venerdi pomeriggio, sabato, domenica mattina).

Il corso dà diritto a 20 crediti su 100 per il completamento del Master biennale in Neuropsicologia.

ECM: disponibili su richiesta, non compresi nella quota.



 

 

 


 

 

 

Programma: Peculiarità dell’esame neuropsicologico in età evolutiva, il colloquio con i genitori, l’osservazione comportamentale – Le Scale d’intelligenza Wechsler per bambini come strumenti di valutazione neuropsicologica: WPPSI e WISC – Strumenti specifici per la valutazione neuropsicologica in età evolutiva: Leiter, Griffiths, BVN, NEPSY – L’evoluzione delle funzioni esecutive nei bambini e strumenti di valutazione – Primo sviluppo del linguaggio: trend evolutivi, differenze individuali e  indici di rischio – Autismo e disturbi pervasivi dello sviluppo: valutazione multidisciplinare e protocolli valutativi – I disturbi visuo-spaziali in età evolutiva e la Sindrome non verbale – Il ritardo mentale – Disturbi specifici dell’apprendimento: dislessia, disgrafia disortografia – I disturbi della memoria in età evolutiva: clinica e strumenti di valutazione – La stesura del referto neuropsicologico: impostazioni, tecniche di scrittura, integrazione dei dati, formulazione della diagnosi e questioni medico-legali Esercitazioni: Casi clinici età evolutiva, problem solving diagnostico ed esempi di referto – Esercitazione su somministrazione test per bambini (solo psicologi e studenti psicologia).

 

SEDE E CONTATTI (per info e iscrizioni):

Napoli, V. Einaudi (lateralmente all'Ospedale Loreto Mare)

mail: scnpaltaform@alice.it  sito: www.scnp.it  tel. 393 0734759

 

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